Biblioteca “Henriette d’Angeville”

La Sezione CAI di Finale Ligure aderisce al progetto BiblioCai le biblioteche del Club Alpino Italiano e mette a disposizione dei soci libri, cartine e manuali presenti nella biblioteca dedicata a Henriette d’Angeville, seconda donna a salire sul Monte Bianco nel lontano 1838. La Biblioteca “Henriette d’Angeville” CAI Sezione di Finale Ligure è sita nella sede della sezione del CAI di Finale Ligure in Piazza del Tribunale 11 ed è aperta il venerdì sera dalle 21 alle 22.30.

HENRIETTE D’ANGEVILLE, LA DONNA CHE NEL 1838 SFIDÓ IL MONTE BIANCO VINCENDO IL MASCHILISMO DELLA SUA EPOCA

Quando Henriette D’Angeville disse pubblicamente che voleva scalare il monte Bianco, per giunta guidando una spedizione tutta sua, le risero dietro dalla Normandia alla Costa Azzurra. Tutti sapevano che prima di lei sulla vetta d’Europa era arrivata Maria Paradis, ma erano anche a conoscenza del fatto che ci era stata trasportata e trascinata, ben oltre la sua volontà.
Invece Henriette, classe 1794, aristocratica di nascita che mal digeriva salotti e parrucchini, con una lunga storia di “camminate” alle spalle, aveva deciso di eguagliare Paccard e Balmat, i primi due uomini a raggiungere la vetta del Bianco. I giornali le dedicarono parole di scherno, gli “alpinisti” dell’epoca, una categoria ancora piuttosto acerba, la invitarono a desistere, qualcuno chiese perfino la sua interdizione. Dicevano che era vecchia: 44 anni erano troppi per resistere sul Blanc, soprattutto per una donna. Dicevano che era pazza, poiché si era fissata con l’impresa pur essendo impossibile portarla a termine. Dicevano che era una zitella impazzita, che non era riuscita a trovarsi un marito e allora aveva deciso di suicidarsi in quella maniera eclatante. Lei allegramente se ne infischiò.
Reclutò personalmente i componenti della spedizione, raccolse tutto il materiale necessario e, di fatto, inventò il primo abito dell’alpinismo rosa. Si trattava di un incredibile vestito realizzato con mille accorgimenti. Sette chili di abito che portò sulle spalle mentre sfidava i 4810 metri del Monte Bianco. Partì il 4 settembre 1838, alle due del mattino.
Tutti i pronostici le erano sfavorevoli. Nonostante le palpitazioni di cui soffriva si arrampicò con la stessa tenacia dei suoi compagni e alle 13 e 15 giunse alla cima. Lì sulla vetta si fece mettere sulle spalle da due uomini per vedere ancora più lontano. Al ritorno l’impresa fu salutata da salve di cannone. Era la prima donna ad aver guidato con successo una scalata sul Monte Bianco. Aveva dimostrato che la volontà era più forte dei pregiudizi, che la tenacia e il coraggio contavano di più delle menzogne. Aveva insegnato a tutti che non esistevano recinti culturali capaci di ingabbiare i suoi sogni.
Nonostante il successo non mancarono voci malevole che continuarono ad infangare il gesto straordinario che aveva compiuto. Ma come sempre lei andò oltre. Nel corso della sua vita affrontò e vinse più di venti vette, compiendo l’ultima ascesa alla veneranda età di sessantacinque anni. Sempre senza un marito e senza una famiglia. Ma Henriette non era una zitella, lei aveva sposato la montagna.